Forse avete l’ansia e vorreste andare da uno psicologo. Vi mettete a cercare su internet un esperto in disturbi d’ansia oppure ve ne fate consigliare uno bravo dall’amico che ha risolto con quella paura dell’ascensore che gli impediva di andare al lavoro al 45° piano. Finalmente trovate un nome simpatico, spulciate un po’ il suo blog e vi convincete che fa al caso vostro, poi chiamate. Anzi, poiché siete ansiosi, gli mandate un messaggio whatsapp, poi chiamate e prendete un appuntamento a cui vi presenterete mezz’ora prima (sempre perché siete ansiosi). Finalmente vi sedete davanti a lui e la prima cosa che fate indovinate qual è? Raccontare una storia. La vostra storia. Voi siete una storia.
Chissà come esordireste, quale sarebbe il vostro incipit. “C’era una volta un bambino piccino piccino…”, siete una favola dei Grimm? “Dottore, ho avuto solo un attimo di felicità. È poco per riempire la vita di un uomo?”, forse siete Le notti bianche; “Femmena, chella è ‘na mala femmena. Chist’uocchie ha fatto chiagnere lacrime ‘e ‘nfamità”, siete una poesia di Totò; “Buonasera dottore, mi chiamo Gregorio e stamattina, dopo una notte di sogni inquieti, mi sono ritrovato trasformato…”.
Tutto ciò che dite, come lo dite e ciò che siete racconta di voi: come vi vestite, come vi tormentate i capelli, come vi sedete sulla poltrona, quante volte guardate la porta d’uscita stando bene attenti che lo psicologo se ne accorga, come vi massaggiate la fronte quando vi innervosite, le vostre scarpe consumate, persino quella macchia di sugo che avete sulla cravatta la dice lunga su di voi.
Voi siete i testimoni in terra della vostra storia
Forse è una storia incompiuta, non gira, non è tonda, non funziona. Magari è triste, noiosa, patetica, angosciante, è un horror.
Ora siete a metà della vostra biografia e non sapete più andare avanti, vi siete bloccati, siete convinti che quello che avete scritto fino ad ora non ha senso, che vi sta portando a un finale tragico. Allora andate dallo psicologo perché vi aiuti a continuare.
Ma come faccio a raccontarvi che cos’è una seduta dallo psicologo? Certo un’idea ce l’avete già, magari già ci andate da uno psicologo. Se siete scaltri vi sarete certamente fatti un’infarinatura riguardo i diversi orientamenti teorici e metodologici della pratica; sapete che si prenderà cura di voi; sapete quanto dura più o meno, quanto costa una seduta, sapete già un sacco di cose, ma io voglio raccontarvi un’altra storia.
Lo psicologo è uno che ha studiato, psicologia per l’appunto. “Psicologia” significa “discorso su Psiche”. È una parola composta da Psiche e Logos (il pensiero e la parola). Psiche fa sempre l’amore con Logos e voi lo sapete benissimo quando tentate di raccontare un sogno al mattino; nonostante facciate in continuazione l’esperienza di tradire le immagini con la parola, voi vi sforzate di trovarne per restituire all’altro un racconto che si faccia immagine più aderente possibile a quella che vi è venuta a trovare di notte. Ed è esattamente quello che sto facendo io in questo momento: raccontarvi una storia per spiegarvi la mia idea di Psiche, che non è mia perché l’ho inventata io, figuriamoci! Semmai è lei che ha inventato me, ma questa è un’altra storia che un giorno vi racconterò..
Ecco, Psiche è un’idea – che significa visione -, è sogno, ricordo. Le immagini sono i sintagmi con cui costruisce la sua epica.
Psiche è pura poesia! I poeti e gli scrittori, insieme agli artisti tutti, sono i suoi angeli, così trovai scritto in un saggio di Hillman; essi esistono da sempre, da molto prima degli psicologi, sono messaggeri di Psiche, fidiamoci di loro!
Gli psicologi, invece, sono i suoi sacerdoti, anche questo trovai scritto nel saggio suddetto, così mi sembra almeno… Ma lo sapete che i sacerdoti fenici di tremila e più anni prima di Cristo erano gli unici ad avere accesso alle tavolette di argilla con le prime incisioni (le prime forme di scrittura rinvenute)? Essi, i sacerdoti, erano i custodi della scrittura, una scrittura da cui dipendeva la sopravvivenza della popolazione poiché doveva tenere conto (non vi ricorda la parola “raccontare”?) delle risorse disponibili ed erano gli eletti nella mediazione e nelle consultazioni tra il divino e il Re riguardo decisioni importanti.
Sì, mi piace questa idea un po’ romantica e drammatica: gli psicologi sono i sacerdoti di Psiche, sono i custodi e i testimoni delle vostre storie, tengono conto delle vostre risorse e mediano tra voi e Psiche. È una questione di sopravvivenza! Ma forse questa idea mi piace troppo, e allora devo tornare coi piedi per terra e dire anche che non siamo degli eletti, siamo gente che, come tutti al mondo, si è scelta il mestiere che hanno ritenuto più adatto per sopportare il loro vivere. Al massimo si tratta di vocazione e non di elezione. Però è vero che siamo dei mediatori, dei canali attraverso cui sia di nuovo possibile dialogare con Psiche e con tutte le immagini che la popolano. Quelle immagini sono emozioni che non hanno ancora un pensiero e una parola e vanno contemplate, decantate, esplorate; tra la “e” e la “mozione” (il movimento, l’azione) vogliono uno iato narrativo di senso, inteso come direzione, orientamento e guida all’azione e alla relazione.
In quel respiro, in quell’apertura, c’è il nesso tra le vostre scene spezzate, il montaggio da Oscar del film della vostra vita, quello che dà coerenza e significato alla vostra opera.


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